ORTODOSSIA ROMANO-BIZANTINA

Di P. Deseille. Adattamento a cura della Parrocchia Ortodossa di San Giovanni Battista in Torino.

monastero di chora

La Chiesa indivisa del primo millennio
I primi tre secoli della Chiesa sono stati contrassegnati da fatti importanti: la notevole espansione del cristianesimo nell’Impero Romano e la feroce persecuzione dei cristiani in determinati periodi, fino alla convenzione di Milano (313) con cui l’imperatore Costantino il Grande concedeva libertà di culto ai seguaci di Cristo. Gli apostoli e i loro primi successori fondarono molte chiese nelle città principali dell’Impero. In ogni città c’era una comunità presieduta da un vescovo che, nominato originariamente dagli apostoli era aiutato da presbiteri e da diaconi. Questo tipo di organizzazione già verso la fine del I secolo era ben consolidato; è quanto appare con chiarezza dagli Atti degli Apostoli e dalle lettere scritte verso il 107 da Sant’Ignazio, vescovo di Antiochia. Nel primo millennio dell’era cristiana, la Chiesa intera era essenzialmente “ortodossa”: architettura delle chiese e arte iconografica (icone e non statue o quadri originali secondo il gusto e l’estro del singolo pittore) liturgia e sacramenti, spiritualità e disciplina ecclesiastica (non esisteva il celibato nel clero, come ancora oggi nella Chiesa ortodossa) in Occidente come in Oriente erano molto simili, se non proprio identici. Per lunghi tempi ci fu comunione di dogma e liturgia, di usanze e di leggi, di mentalità e sensibilità religiosa: comune ad esempio la concezione (tipica ancora oggi nell’ortodossia) della struttura della Chiesa, fondata sulla pienezza (plèroma) della partecipazione del clero, popolo e monachesimo: i vescovi venivano concepiti come rappresentanti delle Chiese locali, molto autonome le une di fronte alle altre; tutto questo trovava segno di unione visibile e storica non in una persona particolare, ma in una collegialità espressa dalla comunione delle cinque chiese principali: Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, la “pentarchia” il cui ordine di precedenza rifletteva l’importanza delle Chiese. Il popolo aveva (come ancora oggi nella Chiesa ortodossa) la possibilità di annullare le decisioni di un concilio (Efeso 449, Firenze 1438-1439) e di accettare o rifiutare l’ordinazione di un vescovo o di un sacerdote: in effetti, finchè Roma fu un patriarcato ortodosso, era il popolo romano a eleggere direttamente il papa; il sistema chiuso del Conclave fu imposto nell’XI secolo dai primi papi tedeschi, tra i quali si distinse Gregorio VII (Ildebrando di Soana): sotto la loro spinta l’Occidente iniziò a diversificarsi sensibilmente dall’Oriente.

LO SCISMA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

La Chiesa di Roma, per ragioni insieme politiche ed ecclesiali, finì col subire l’influenza del sistema feudale franco-germanico e avviò, non senza resistenze e contestazioni interne, quelle trasformazioni che la portarono, man mano che si feudalizzava, fuori dalla comunione con gli altri patriarcati. Insieme con le trasformazioni giuridiche, che portavano il sacerdozio ad assumere poteri monarchici non solo nella sfera spirituale, escludendo il popolo e il monachesimo dal tradizionale ruolo attivo, poco a poco venivano anche modificati dogmi, sacramenti, teologia, spiritualità, liturgia e arte liturgica. Nel 1054, una delegazione del Papa Leone IX, mandata a Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, per negoziare un’alleanza politica e un’unione delle Chiese depose sull’altare di Santa Sofia, la Chiesa imperiale di Costantinopoli, una sentenza di scomunica del Patriarca Michele Cerulario, il quale a sua volta scomunicò il Papa. L’irreparabile però venne consumato nel 1204: la IV Crociata si diresse su  Costantinopoli; la città fu saccheggiata, le icone e le reliquie furono profanate o rubate, sul trono patriarcale fu piazzata una prostituta, un Veneziano fu nominato patriarca e un crociato divenne imperatore. Nel 1261 gli imperatori crociati furono allontanati da Costantinopoli ma quegli anni di dominazione franco-latina diedero un colpo mortale all’Impero ortodosso, che lentamente crollò di fronte al potere sempre più grande dei Turchi venuti dall’Asia.

L’ORTODOSSIA DOPO LO SCISMA

canto bizantino - chiesa ortodossaGià nel IX e X secolo, Costantinopoli fu missionaria in Europa orientale, dal Caucaso ai Carpazi e sino al circolo polare. I Santi Cirillo e Metodio tradussero la Bibbia e la liturgia in slavo per i Moravi dando ai popoli slavi per la prima volta un alfabeto e una lingua scritta. I Bulgari e i Serbi furono battezzati nel IX secolo e i Russi del principato di Kiev nell’anno 988. Costantinopoli organizzò le nuove Chiese in metropoli ampiamente decentralizzate, ma il loro vescovo principale (metropolita) veniva consacrato dal patriarca di Costantinopoli. La Chiesa russa a sua volta divenne missionaria, convertendo molti Mongoli e le tribù finniche del Nord. I missionari ortodossi raggiunsero Pechino nel 1714, poi, alla fine del XVIII secolo, le isole di Aleutine e l’Alaska. Nel XIII secolo, al fine di ottenere dall’Occidente aiuto militare contro il potere turco che minacciava l’Impero, gli imperatori ortodossi cercarono di riavvicinarsi a Roma. Fu in tale contesto che nei Concili di Lione (1274) e di Ferrara-Firenze (1438-39) i loro rappresentanti capitolarono di fronte alle pretese romane, ma le conclusioni di quei Concili furono respinte dal popolo e dal clero, che rimasero fedeli alla fede ortodossa. Nel 1453 i Turchi s’impadronirono di Costantinopoli e fu la fine politica dell’Impero Romano ortodosso. Sotto l’Impero Ottomano, la Chiesa fu ora perseguitata e ora tollerata; i quattro patriarcati tradizionali di Costantinopoli, Antiochia e Gerusalemme, ebbero per secoli un’esistenza precaria. Nello stesso tempo però i grandi centri di spiritualità, in particolare i monasteri di Santa Caterina sul Sinai e quelli del Monte Athos in Grecia, continuarono a splendere anche sotto la dominazione musulmana. La Grecia fu liberata dal giogo ottomano nel 1832, la Bulgaria e la Serbia nel 1878 e le loro Chiese divennero autocefale. Nel XX secolo, la Chiesa di Grecia conosce una vera rinascita spirituale, con movimenti religiosi ed eminenti teologhi, quali Christos Yannaras, e Giovanni Romanìdis ed un vigoroso risveglio monastico guidato dalle grandi figure di asceti moderni che il Monte Athos continua a produrre.

Nel 1782 un monaco del Monte Athos, San Nicodemo l’Aghiorita pubblicava a Venezia una monumentale Filocalia (amore della Bellezza), un florilegio di testi spirituali nella grande tradizione ascetica risalente ai Padri del Deserto del IV e V secolo, passando attraverso i grandi spirituali della Chiesa d’Oriente fino al XIV secolo. Tradotta da un monaco ucraino stabilitosi in Moldavia, San Paissi Velitchkovsky, la Filocalia slava, poi russa, diventa la fonte di rinascita spirituale della Chiesa russa nel XIX secolo. Questo rinnovamento spirituale,  che volle contrapporsi alla fredda aridità della ragione illuministica con il calore dell’esperienza mistica di Dio, vero scopo di vita cristiana, è l’ispirazione del famoso “pellegrino russo” e continua ad influenzare non soltanto il mondo ortodosso, ma anche l’Occidente. Nel XX secolo, dopo la Rivoluzione bolscevica, tutta la violenza dell’ateismo e del materialismo moderni, si è rovesciata sulla Russia, poi a partire dal 1945 sui paesi dell’Europa dell’Est. Dal 1918 al 1941, la Chiesa russa, ha subito una delle persecuzioni più terribili che il mondo cristiano abbia conosciuto, con centinaia di migliaia di martiri. Soltanto con la caduta del regime comunista, mentre era al potere Gorbaciov, alla fine degli anni 80, la Chiesa ortodossa russa è uscita dall’ombra in cui era vissuta per settant' anni.

L’INCONTRO DELL’ORTODOSSIA CON L’OCCIDENTE

Rimasta isolata per molto tempo dai movimenti religiosi dell’Occidente, solo a cominciare dagli anni cinquanta la Chiesa ortodossa si è aggiunta alla globalizzazione delle discussioni religiose. La presenza di numerose comunità ortodosse in Occidente, il formarsi del Consiglio ecumenico delle Chiese nel 1948, lo svolgimento del Concilio Vaticano II nel 1964-68, il ripristino della libertà religiosa nei vecchi paesi comunisti, per il mondo ortodosso sono state altrettante occasioni per prendere coscienza di sè e definirsi di fronte alle altre confessioni cristiane. La Prima Guerra Mondiale e soprattutto i massacri del 1922 scatenati da Ataturk provocarono l’arrivo massiccio in occidente di rifugiati greci cacciati dalla Turchia. A partire dal 1920 dilagarono ondate di emigrati russi, cacciati dalla Patria a causa della Rivoluzione bolscevica. L’indomani della Seconda Guerra Mondiale, ad una seconda ondata di emigrati russi si aggiunsero Romeni, Bulgari e Serbi. Dopo la crisi libanese, molti Arabi cristiani provenienti dal Libano e dalla Siria si sono stabiliti in Europa e in America del Nord. Ai nostri giorni, una terza ondata di immigrazione russa e balcanica, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica, sta aumentando nei paesi occidentali la presenza di popolazioni venute dalla tradizione ortodossa. Nel XX secolo appaiono anche parrocchie e monasteri che utilizzano nella liturgia le lingue occidentali. Esse sono scaturite sia dall’insediamento progressivo degli immigrati e dei loro discendenti nei paesi di accoglienza, sia dalla conversione di occidentali dal protestantesimo e dal cattolicesimo.

L’ORTODOSSIA IN ITALIA

L’ortodossia in Italia (meridionale soprattutto) sopravvisse a lungo anche dopo l’invasione normanna e solo nel periodo della Controriforma, dal XVI secolo in avanti, venne faticosamente estirpata dall’Inquisizione. Tracce consistenti di questo recente passato rimangono in varie tradizioni e memorie popolari calabresi e pugliesi, nei toponimi e nella venerazione di numerose figure di santi locali, che la Chiesa ortodossa commemora nel suo calendario. Nei principali porti italiani da tempi immemorabili sono stabilmente insediate piccole comunità greche. Dopo la caduta di Costantinopoli la comunità greca veneziana divenne un centro della massima importanza grazie alla presenza di un vescovo ortodosso e alla prima tipografia moderna con caratteri greci, che negli ultimi anni più duri della dominazione ottomana stampava libri per la madre patria oppressa. Il nuovo Concordato firmato tra il Vaticano e il Governo Italiano nel 1984 offriva agli ortodossi presenti in Italia una migliore possibilità di esprimere il loro culto. Nel 1991 Sua Santità Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, fondava la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, consacrando dopo secoli il primo metropolita ortodosso d’Italia. La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, riconosciuta Persona Giuridica agli effetti civili dalla Repubblica Italiana, ha come scopo l’assistenza religiosa, morale e sociale di tutti i cristiani ortodossi residenti in Italia senza distinzione di lingua, passaporto, provenienza, nazionalità. Il nucleo fondatore è costituito da chierici e fedeli greci appartenenti al Patriarcato di Costantinopoli, a cui l’Italia ha sempre fatto riferimento, come sopra ricordavamo. Ad essi si sono aggiunti chierici e fedeli russi, romeni, serbi, bulgari ucraini, moldavi, georgiani, albanesi e recentemente anche italiani.

Il 26 Luglio 2012 è entrata in vigore l'Intesa tra la Repubblica Italiana e la  Sacra Arcidiocesi Ortodossa di Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale. I nuovi accordi hanno permesso alla Chiesa ortodossa di potersi sviluppare e meglio organizzare a favore dei suoi fedeli che vivono attualmente nella nostra penisola (circa un milione e mezzo) potendo beneficiare delle risorse derivanti dall’8 per 1000. In Italia la massiccia ed improvvisa presenza di centinaia di migliaia di immigrati dall’Europa dell’est ha richiesto la presenza di chierici appartenenti anche ad altri patriarcati, soprattutto a quello di Mosca e Bucarest. La comunione sacramentale e dogmatica con i sacerdoti di questi patriarcati è piena, anche se giuridicamente prestano obbedienza ad altri metropoliti che non risiedono in Italia. E’ importante tenere presente che l’idea secondo cui la nazionalità e la chiesa devono coincidere, anche se attualmente serpeggia fra alcuni ortodossi e non, che la incoraggiano, è stata condannata come eretica due secoli fa, quando fu espressa la prima volta. Il nazionalismo ecclesiastico è un’eresia: le chiese nazionali autocefale di recente formazione, come gli stessi patriarcati antichi, sono solamente suddivisioni amministrative dell’unica Chiesa ortodossa, la quale ritiene di essere la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. La presenza di ortodossi immigrati in Italia consente un contatto vero e quotidiano tra le due grandi tradizioni del cristianesimo. I cristiani occidentali possono riscoprire nelle nostre parrocchie il culto, la spiritualità, e la teologia della Chiesa antica, fedele agli insegnamenti dei Padri e dei Concili ecumenici.


La parrocchia ortodossa greca, via delle Orfane, 11

Tel. 011-43.10.130 Cell. 340.61.89.209


Bibliografia

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